Carmina Burana – Carl Orff   Leave a comment


O FORTUNA

Fortuna imperatrix mundi! –  Fortune plango vulnera

Omnia sol temperat, … etc...

di:  Carl Orff
O fortuna, imperatrix mundi + Fortune plango vulnera  + Veris leta facies + …..
Brani tratti da: CARMINA BURANA (XIII sec.) –  Lingua:LATINO
 

O FORTUNA IMPERATRIX MUNDI

da:   Carmina burana

Raccolta di testi
medioevali di AA.VV.,  musicati da
Carl Orff  – (
1895-1982)

I carmina burana  sono testi poetici contenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l’antica Bura Sancti Benedicti fondata attorno il  740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera) e attualmente custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera. Il termine Carmina Burana è stato introdotto dallo studioso Johann Andreas  Schmeller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto.
Tale codice comprende 315 componimenti poetici su 112 fogli di pergamena decorati con miniature. Sembra che tutte le liriche dovessero essere destinate al canto, ma gli amanuensi autori di questo manoscritto non riportarono la musica  di tutti i carmi, cosicché  possiamo ricostruire l’andamento melodico solo di 47 di essi. (da:  Wikipedia)

Latino
O  FORTUNA

O Fortuna
velut Luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

Sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria,
est affectus
et defectus
semper in angaria.

Hac in hora
sine mora
corde pulsum tangite
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite

Italiano
O  FORTUNA
O Fortuna,
come la luna
cangi di forma,
sempre cresci
oppure cali;
l’odiosa vita
ora abbatte
ora conforta
a turno le brame della mente,
miseria
e potenza.
dissolve come ghiaccio
 
Sorte possente
e vana,
cangiante ruota,
maligna natura,
vuota prosperità
che sempre si dissolve,
ombrosa
e velata
sovrasti me pure;
ora al gioco del tuo
capriccio
la schiena nuda
io offro.
 
Le sorti di salute
e di successo
ora mi sono avverse,
tormenti
e privazioni
sempre mi tormentano.
In quest’ora
senza indugio
risuonino le vostre corde;
a caso Ella (la Dea Fortuna)
abbatte il forte!,
con me piangete tutti!
Fortunae plango vulnera                          Piango le ferite della Sorte  (Fortuna)
Fortune plango vulnera stillantibus ocelis.
Quod sua mihi manera subtrahit rebelis.
Verum est quad legitur,
fronte capillata.
sed plerumque sequitur
Occasio calvala.
In Fortunae solio sederam elatus,
prosperitatis vario, flore coronatus.
Quic quid enim florui
Felix et beatus.
Nunc a summo corrui,
Gloria privatus.
Fortune rota volvitur, descendo minoratus.
Alter in altum tollitur nimis exaltatus.
Rex sedet in vertice
caveat ruinam.
Nam sub axe legimus
“Hecubam reginam“.
Piango le ferite di Fortuna con occhi colmi di lacrime:
spietata mi sottrae i suoi doni.
Vero è quel che si legge:
porta i capelli in fronte,
ma quasi sempre segue
la calva Occasione.
 
In alto io sedevo sul trono della Fortuna,
cinto dai variopinti fiori del successo;
ma se un tempo fiorivo
prospero e felice,
ora son caduto dalla cima
privo di ogni gloria.
 
Si volge la ruota di Fortuna: sempre più giù discendo;
un altro sale in alto; esaltato oltre ogni misura

 
Un re che siede sopra tutti sul trono
‘stia attento alla caduta!’
sotto il mozzo della ruota
leggiamo ‘Ecuba regina’.
Veris Leta Facies   Il  lieto volto della Primavera
Veris leta facies
mundo propinatur,

hiemalis acies

victa iam fugatur,

in vestitu vario

Flora principatur,

nemorum dulcisono

que cantu celebratur.


Flore fusus gremio
Phebus novo more
risum dat, hac vario
iam stipate flore.
Zephyrus nectareo
spirans in odore.
Certatim pro bravio
curramus in amore.
Cytharizat cantico
dulcis Philomena,
flore rident vario
prata iam serena,
salit cetus avium
silve per amena,
chorus promit virgin
iam gaudia millena.
Il lieto volto di primavera
si offre al mondo,
l’invernale schiera
vinta si volge in fuga,
in variopinta veste
regna Flora,
celebrata dal canto
dolce-risonante
delle selve.
Avvinto in grembo a Flora,
Febo torna
di nuovo al riso,
Zefiro, pregno d’ogni fiore,
ormai spira tra profumi di nettare.
A gara
lanciamoci
in ardenti amori!
 
Il dolce Usignolo
intona la sua cetra,
di fiori vari ridono
i prati ormai sereni,
vola la stirpe degli uccelli
fra le bellezze della selva,
il coro delle vergini
reca gioie a mille
 
OMNIA  SOL  TEMPERAT IL  SOLE  SCALDA  OGNI COSA
Omnia sol temperat
Purus et subtilis

Novo mundo reserat

Faciem Aprilis

Ad amorem properat

Animus herilis

Et iocundis imperat

Deus puerilis


Ama me fideliter
Fidem meam nota
De corde totaliter

Et ex mente tota


Rerum tanta novitas

In sollemni vere

Et veris auctoritas

Iubet nos gaudere

Vices prebet solitas

Et in tuo vere

Fides est et probitas
Tuum retinere
Il sole riscalda tutto
Puro e leggero
Mostra al mondo nuovo
Il volto di Aprile
È disposto all’amore
L’animo dell’uomo
E su chi è felice comanda
Il dio fanciulloAmami fedelmente
Guarda la mia fedeltà
Totalmente dal cuore
E da tutta la menteTante cose nuove
Nella sacra primavera
E il suo potere
Ci ordina di divertirci
Ci mostra le solite vie
E nella tua primavera
Fedeltà e onestà è
Stare stretto a chi ami

Pubblicato 26/09/2009 da lelledistefano in CLASSICA, Lirica

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